VENEZIA, MESTRE E MARGHERA COMUNI AUTONOMI NELLA CITTA’ METROPOLITANA.

A cura di Roberto Bart
La recente Legge Calderoli di riforma degli enti locali che cancella di fatto le Municipalità pone il problema dell’autonomia concreta delle identità di terra e di acqua che compongono il territorio veneziano oggi configurato nell’attuale Comune di Venezia. Ma l’attuazione del titolo V della Costituzione riformata in tema di attuazione e ordinamento delle Città Metropolitane (maggio 2009) , ora istituzioni territoriali riconosciute e istituite per legge, ci arriva in soccorso dandoci la possibilità di soddisfare le istanze di autogoverno delle realtà urbane che oggi compongono il Comune di Venezia pur mantenendo tra loro stretti legami e coordinamento in settori strategici. Abbiamo quindi l’occasione STORICA di dotare Marghera, Mestre Venezia e -perchè no- Favaro Veneto di istituzioni rappresentative di gran lunga più importanti, incisive, determinanti e vicine alle esigenze reali della popolazione di quanto non lo siano state le Municipalità, un esperimento di “federalismo amministrativo delocalizzato” che dopo 5 anni possiamo definire deludente.
Grazie alla Città Metropolitana, il nuovo Ente che sostituirà la Provincia e che la politica locale sarà incaricate di creare (3 anni di tempo) Marghera, Venezia e Mestre hanno la possibilità di diventare dei veri e propri COMUNI. Un’occasione straordinaria per riportare l’attenzione sulle esigenze di riconoscimento e di autonomia delle diverse identità che coesistono nello spazio urbano di Venezia e nello stesso tempo alle esigenze d’intensificazione delle relazioni che ciascuna di tali identità ha con le altre e con l’esterno in un’area densa di relazioni e di interessi connessi, ma carente dei relativi strumenti di governo.
La nuova situazione s’inserisce in uno sfondo veneziano in cui non si sono per nulla sopite le spinte verso una diversa e forse più logica ripartizione del Comune. Nulla è cambiato rispetto al passato neppure con la costituzione delle Municipalità, soluzione proposta come prologo all’attuazione della Città Metropolitana. Queste istituzioni decentrate, infatti, son rimaste in uno stato di scarsa autonomia decisionale e nessuna autonomia finanziaria rispetto all’amministrazione centrale e ora vedono la concreta possibilità di esser abolite.
Le evidenti peculiarità del territorio veneziano e la non sufficiente interconnessione sociale tra le diverse realtà che lo compongono (fatta eccezione per flussi di tipo pendolare), non rendono infatti efficiente (sotto il profilo economico) e efficace (sotto il profilo della soddisfazione dei cittadini) la gestione unitaria dei servizi. Il Comune è un ente di livello inferiore che deve occuparsi anzitutto di questioni strettamente locali, come la tutela delle residenzialità, i servizi sociali per anziani, gli asili nido, l’assistenza alle famiglie, la mobilità intra-cittadina, ed in generale tutti i servizi strettamente legati ai bisogni dei residenti. Gli aspetti di livello superiore che interessano le 3 diverse realtà territoriali di Venezia, Marghera e Mestre -come lo sviluppo economico, la gestione dei trasporti, le infrastrutture, la tutela dell’ambiente e del territorio- potranno essere invece efficacemente governati dalla futura, quantomeno auspicabile, istituzione della Città Metropolitana che preveda 3 o più entità amministrative per Venezia e la terraferma. La Città Metropolitana dovrà esser una nuova istituzione di governo territoriale con COMPETENZE BEN PRECISE e non sovrapponibili a quelle dei Comuni interni e, nell’opinione di Venessia.com ,che assieme ad altre associazioni locali presenterà il relativo progetto ai nostri rappresentati politici comunali e provinciali, dovrà comprendere tutti quei comuni che si affacciano sulla Laguna di Venezia più quelli dell’entroterra (es: Mogliano, Spinea, Marcon ecc…) che hanno con i comuni lagunari strette relazioni economiche e interconnessioni sociali.
Per queste ragioni la possibilità di costituire, con la riforma in senso federalista e il nuovo ordinamento, la Città Metropolitana di Venezia offre al territorio e ai cittadini veneziani l’opportunità di risolvere i problemi di assetto amministrativo e di buon governo che negli anni hanno afflitto la terraferma e Venezia in un rapporto mai risolto compiutamente e sempre foriero di complicazioni e conflitti di competenze.
Casa, lavoro, mobilità, flussi turistici: nel corso del ‘900 questi temi sono diventati problemi cogenti ed urgenti affrontati sempre con ritardi, superficialità e incertezze politiche. L’esodo da Venezia, lo stentato sviluppo di Mestre, l’abbandono dell’Arsenale, la riconversione di Porto Marghera, i problemi legati alla mobilità e alla viabilità, sono solo i più emblematici.
Il progressivo impoverimento di Venezia, degradata da “Città” a “parco tematico” con l’assegnazione del ruolo di “centro storico-turistico del Comune”, ha visto venir meno il suo ruolo centrale di città compiuta accompagnato da un travaso inarrestabile di cittadini, servizi e funzioni verso la terraferma che ha assunto le sembianze di un lento declino molto accelerato negl’ultimi 15 anni. Il che ha rappresentato il rovescio della medaglia di un tumultuoso ed indifferenziato stravolgimento della terraferma veneziana, cresciuta in maniera confusa, informe, senza regole e senza controlli tra gli anni ‘50 e gli anni ‘70. Le cifre del decremento demografico a Venezia sono impietose: nel 1951 Venezia contava 174.808 abitanti oggi ne conta 59.940. Porto Marghera vive una tragica ed irrisolta crisi occupazionale, di riconversione e bonifica ma, nonostante siano passati 10 anni dal primo accordo per la Chimica, ancora non si vede un futuro sostenibile per quest’area strategica per Venezia. Mestre e la terraferma stentano tuttora a riconoscersi in una identità precisa e definita nonostante il potenziale strategico che esprimono.
Diversi segnali provenienti dall’area politica che attualmente amministra il Comune di Venezia indicano come nelle strategie future gli sforzi saranno concentrati quasi esclusivamente nell’area di Tessera, mentre Venezia (o come ormai si preferisce chiamarla “il Centro Storico”) sembra sparita dall’orizzonte mentre Mestre e Marghera son “preoccupazioni” del Comune solo a parole e nelle consuete enfatiche dichiarazioni pre-elettorali.
Non esistono per quanto riguarda Venezia, allo stato attuale delle cose, dei veri e propri programmi strategici per un rilancio economico della Città che mettano al proprio centro il tema fondamentale della lotta all’esodo e che non siano legati esclusivamente all’economia turistica. Un’importante e finalmente “convinta” politica residenziale a Venezia e la ricerca di alternative economiche che le permettano di uscire dalla mono-cultura turistica sembrano non interessare chi sta amministrando e si propone di continuare ad amministrare questo Comune il che prefigura un futuro di abbandono della Città Storica al suo destino di Parco Turistico, svuotato dei suoi abitanti e popolato da una residenzialità “di passaggio”: turisti e qualche studente.
Marghera -area depressa da scelte strategiche sbagliate e prive di quei programmi di rilancio che prendano in considerazione con sano e pragmatico realismo la possibilità di una progressiva conversione della sue produzioni industriali- necessita ancor più di autonomia amministrativa. La quale le permetterà non solo di gestire in proprio le politiche sociali di cui la popolazione ha bisogno ma anche di esser coordinata col restante territorio nelle scelte strategico-economiche, presentandosi “al tavolo” come Comune Autonomo e potendo quindi recitare nei processi decisionali un ruolo protagonista che ne veda riconosciuto il peso e la considerazione che merita una piccola ma vera Città, finora considerata solamente “il sobborgo industriale del Comune di Venezia”.
Solo Marghera Comune, Mestre Comune e Venezia Comune potranno liberare le loro reali potenzialità di sviluppo, fino ad ora depresse da una visione sbagliata della “Città di Venezia” e dei ruoli assegnati ai suoi centri urbani interni.
E’ giunto quindi il momento che a Venezia cresca una nuova idea di città, che la società esprima una nuova classe dirigente che consideri il territorio in maniera completamente nuova e più razionale di quanto non sia stato in passato.
.
Venessia.com http://venessia.ning.com